Questa settimana un cliente mi ha raccontato un'esperienza che mi ha colpito.
Lavora con una multinazionale che doveva riorganizzare un team. Da mesi quel team dava segni di inadeguatezza: inefficienze evidenti, conflitti cronici, risultati mediocri. Anche i fornitori faticavano il doppio avendo interlocutori inadeguati.
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Il cambiamento era necessario. E atteso. Ma c'era un problema: intervenire significava mettere in discussione le seconde linee.
E quelle seconde linee avevano una qualità preziosa per chi non vuole decidere: erano fedeli e innocue.
Non brillanti, ma volenterose. Non innovative, ma esecutive. Incapaci di scavalcare, quindi perfette per proteggere chi è al vertice. Facevano il lavoro sporco, tagliavano budget dove serviva al manager, mai all'azienda. Tagliatori cortesi.
La risposta del manager è stata impeccabile nella forma: analisi corretta, rischi mappati, alternative descritte.
Poi la conclusione:
«Manteniamo l'assetto attuale. Una riorganizzazione potrebbe generare instabilità .»
Tradotto: lasciamo tutto com'è. Cambiare è scomodo.
Il cliente: «Quei dirigenti non guidano. Presidiano una posizione, che per loro è una rendita. Non ho davanti qualcuno che sbaglia. Ho davanti qualcuno che preserva, ma non governa.»
Quella frase mi è rimasta in testa.
E mi ha fatto pensare alla classe dirigente che ha ricostruito la dignità imprenditoriale di una Nazione. Era quella di Enrico Mattei, che con l'ENI sfidando le Sette Sorelle, assumendosi rischi enormi e nemici potentissimi. Erano i manager scelti da Adriano Olivetti, che investì in cultura, welfare, bellezza perché un'impresa non è solo profitto.
Non erano manager perfetti. Facevano errori. Ma avevano una cosa rarefatta oggi: decidevano. Avevano una visione oltre il trimestre. E il coraggio di circondarsi di persone migliori di loro, non più fedeli.
Oggi, troppo spesso, la classe dirigente è attenta a mantenere la posizione. Più concentrata a proteggersi e indifferente a costruire il futuro.
Le seconde linee vengono scelte non per competenza, ma per innocuità . Non devono fare ombra, non devono scavalcare. Devono eseguire, tagliare dove serve al capo, confermare che tutto va bene.
Quando la selezione privilegia fedeltà e non il merito, quando il ruolo diventa rendita, la classe dirigente smette di essere tale. Diventa una struttura che si auto-conserva.
Dirigere significa prendere decisioni anche quando scomode.
Significa circondarsi di persone capaci, anche se ti mettono in discussione e
accettare il rischio di sbagliare.
Quando questo manca, l'azienda è una macchina … che non va da nessuna parte.
Questa settimana mi porto via una distinzione semplice:
Tra chi occupa una posizione e chi la usa per dare direzione.
La distanza tra le due cose è lo spazio in cui si gioca il futuro. E questo segna la differenza tra una classe dirigente e una casta che si auto-perpetua.
#ClasseDirigente #LaStoriaDellaSettimana







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