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Ius Digitale — Terza Serie #25 — L’immutabilità è davvero giustizia?

05/04/2026 00:50

Marco Maglio

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Ius Digitale — Terza Serie #25 — L’immutabilità è davvero giustizia?

Ius Digitale — Terza Serie #25 — L’immutabilità è davvero giustizia?

Nel mondo digitale c’è una parola che suona come una garanzia: immutabilità.

La blockchain promette registri che non possono essere modificati. Gli smart contract eseguono automaticamente ciò che è stato programmato, senza possibilità di intervento. Una volta scritto, tutto resta. Una volta attivato, tutto accade.

È la promessa della certezza assoluta.

Nessuna alterazione, nessuna manipolazione, nessuna discrezionalità.
Il diritto sembra finalmente liberato dall’incertezza.

Ma il diritto non è mai stato costruito sull’immutabilità.

Il diritto romano offre una prospettiva diversa. Non era un sistema ossessionato dalla fissità delle regole o dalla loro esecuzione automatica. Era un sistema costruito attorno a qualcosa di più dinamico: il rimedio.

Quando si verificava un’ingiustizia, il punto non era difendere a ogni costo la regola applicata. Il punto era intervenire.

Le actiones servivano proprio a questo: correggere, riequilibrare, riparare. Il diritto non si limitava a registrare ciò che accadeva. Si riservava sempre la possibilità di incidere sugli effetti.

In altre parole, la certezza giuridica non derivava dall’irreversibilità.
Derivava dalla possibilità di ottenere giustizia.

Nel mondo della blockchain questa logica sembra capovolta.

Un’operazione registrata non può essere modificata.
Uno smart contract esegue ciò che è stato scritto, indipendentemente dalle circostanze sopravvenute.

Ma cosa accade quando il risultato è ingiusto?

Quando un errore di programmazione produce effetti dannosi?
Quando una volontà è stata viziata?
Quando il contesto cambia radicalmente rispetto a quello previsto?

L’immutabilità tecnica non distingue.
Esegue.

Il rischio è confondere due concetti che nel diritto sono sempre stati distinti: certezza e giustizia.

Un sistema può essere perfettamente certo, e allo stesso tempo profondamente ingiusto.

Il diritto romano non temeva l’incertezza quanto temeva l’ingiustizia non rimediabile. Per questo manteneva sempre uno spazio di intervento. Un margine in cui la rigidità della regola poteva essere temperata.

Un sistema che non consente revisione non è più sicuro.
È solo più rigido.

E la rigidità, quando incontra la complessità della realtà, produce inevitabilmente frizioni.

Questo non significa che la blockchain o gli smart contract siano strumenti da rifiutare. Possono rafforzare la trasparenza, ridurre il rischio di manipolazione, migliorare l’affidabilità di molti processi.

Ma la domanda giuridica resta: dove si colloca il rimedio?

Perché senza rimedio, il diritto si riduce a esecuzione.
E l’esecuzione, da sola, non è giustizia.

Il diritto, ieri come oggi, non serve a rendere irreversibili le decisioni.
Serve a renderle correggibili quando necessario.

L’immutabilità può essere una qualità tecnica.
Non è, di per sé, una virtù giuridica.

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