A volte il Diritto è in una fotografia sepolta tra mille altre. Una di quelle che restano nella memoria dello smartphone tra le tante scattate e mai più riviste.
Ieri ne cercavo una per mostrarla a un'amica. Era un quadro visto a Novara, alla mostra L'Italia dei primi italiani, alcuni mesi fa. In Corte d'Assise, lo aveva dipinto Francesco Netti nel 1882. Una grande tela — quasi due metri — che ritrae un'aula di tribunale trasformata in teatro. Pubblico assiepato sulle tribune, signore in abito elegante, cappelli fioriti, ventagli, sguardi curiosi. Sul muro, in latino, una scritta: Eloquentia animorum dominatrix. L'eloquenza, dominatrice delle anime.
Volevo mostrare quel quadro alla mia amica per dirle una cosa semplice: già nel 1882 il processo penale era diventato un evento mediatico. Il primo, forse. I giornali lo raccontavano come cronaca, il pubblico lo viveva come spettacolo. E in quell'aula di giustizia — proprio lì dove il Diritto avrebbe dovuto essere al centro di tutto — il Diritto era sparito. Sommerso dalla luce, dal rumore, dalla messa in scena.
Non ho trovato quella fotografia. O meglio: l'ho trovata dopo. Prima ne ho vista un'altra, e mi ha fermato.
Era la fotografia di un'incredibile nevicata che ho vissuto visitando l'alta Val d'Ossola a metà marzo. Ero a Crampiolo, un mucchio di case in un luogo d'incanto. E la neve cadeva. Oltre un metro. Tutto sommerso dal manto bianco.
Ho pensato ai sentieri che erano spariti sotto quella coltre candida. Esistevano ancora, certo. Erano lì, sotto. Ma nessuno li vedeva. Nessuno li percorreva. E per un momento avevo avuto la sensazione strana che un luogo potesse esistere e non esistere allo stesso tempo.
Poi — come sempre capita, quando si lascia lavorare la mente senza forzarla — il pensiero è scivolato altrove. Verso una questione che avevo sul tavolo proprio quella settimana. Un diritto che c'era, scritto nero su bianco, riconosciuto, valido. Ma sepolto. Inaccessibile. Non per malafede di nessuno. Semplicemente perché nessuno lo aveva cercato nel posto giusto, nel momento giusto. Ho condiviso questo riflessione imprevista con la mia interlocutrice e ha colpito entrambi che una fotografia, trovata per caso, mentre se ne cercava un’altra fosse, forse, più adatta per esprimere proprio quello che era al centro della nostra conversazione. La chiamano serendipità, che accade quando la capacità o la sorte fanno fare scoperte inaspettate e fortunate mentre si stava cercando altro.
Due fotografie, due sparizioni. Nel quadro di Netti il Diritto svanisce sotto troppa luce — travolto dallo spettacolo, nell'aula dove avrebbe dovuto regnare. Nella neve di Crampiolo sparisce solo il silenzio — coperto, nascosto, ma intatto.
La differenza non è piccola. I sentieri sotto la neve esistono ancora. Tornano utili a chi sa dove cercarli — o ha qualcuno che lo guidi.
Forse è anche questo, il mestiere.
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